Piazza del Ferrarese

Piazza_del_Ferrarese_1

Dal prezioso volume «Le Strade di Bari» Ed. Periodici Locali Newton, Roma 1994, dello storico barese Vito Antonio Melchiorre (classe ’22), leggiamo che «nelle antiche carte e in qualche cronaca cittadina, questo modesto spiazzo si trova spesso citato, fin verso il XVII secolo, come «piazzetta d’armi», per la presenza, come pare, del corpo di guardia preposto al mantenimento della quiete pubblica. Più tardi, verso il Settecento, fu chiamato la piazza del Ferrarese, in relazione al fatto che un certo Girolamo Barucchelli, oriundo di Ferrara, acquistò le case che erano al posto dell’attuale palazzo Starita (quello sormontato da un bell’orologio solare), a meno che non ci si volesse riferire ad un tale Stefano Fabbri, egli pure ferrarese e abitante nel medesimo luogo.
Al centro della piazza, più o meno all’altezza del punto ove sbocca la strada Vallisa, sorgeva, nei secoli passati, una delle due porte di accesso nella cerchia delle mura (Il 26 marzo 1999 in occasione degli scavi, nel corso dei lavori per l’arredo urbano della soprascritta piazza spuntarono i ruderi dell’antica porta della città. Oggi, il punto di ritrovamento è ben visibile ai passanti e forestieri, circoscritto e protetto da una transenna rettangolare in pietra abbellita da colonnine di ferro lavorato. «N.d.R.»). Tale porta indifferentemente detta «australe», «di mare», «di Lecce» o «nuova», secondo lo storico Antonio Beatillo, contemporaneo dell’avvenimento, fu aperta nell’anno 1612 (altri, come Giulio Petroni, hanno scritto che ciò avvenne nel1613), allo scopo di agevolare l’ingresso delle merci nella vicina piazza Mercantile, ove si svolgeva il mercato giornaliero. Essa recava scolpiti un distico, dettato dal Beatillo, e un’iscrizione inneggiante a Filippo III di Spagna, sotto il cui regno l’opera fu compiuta: la seconda iscrizione spiegava pure che il novello accesso doveva servire ad appianare le difficoltà che si presentavano a chi, entrando in città dalla porta del Castello, che si trovava dalla opposta, aveva necessità di attraversare la cennata piazza, carico delle merci da vendere. In cima alla porta erano incise pure le effigi di Iapige e Barione, i due mitici fondatori della città (…). Si conosce pure che, in cima alla porta di piazza del Ferrarese, si trovava uno stemma in pietra della città col busto di S. Nicola (probabilmente quello che è attualmente custodito nei cortili del Castello), mentre a fianco c’era una edicoletta con le immagini di S. Nicola a destra, della Madonna del Carmine al centro e di S. Sabino a sinistra. A fianco di questa porta era inserito, nel sistema difensivo murario di Bari, un grande torrione chiamato «del vento», il quale traeva origine dal cognome di una persona che, all’interno della muraglia, aveva lì la propria casa. Lungo la fiancata della piazza, posta di fronte al mare, si vedono ancora i resti di un antico sopraelevato belvedere, con la sua scaletta di accesso nel punto in cui la piazza si restringe per offrire l’accesso all’attigua piazza Mercantile: dirimpetto a questa scaletta era ubicata, nei secoli passati, un’osteria. Di seguito all’osteria c’era l’arsenale delle polveri e delle armi della città, che si estendeva sull’area dell’odierno palazzo Starita (quello con l’orologio), al disotto delle sale del palazzo del Sedile avente il prospetto su piazza Mercantile (…). La piazza del Ferrarese accolse i primi edifici pubblici di Bari, quando ebbe inizio la costruzione della città nuova. Il primo fu quasi certamente il mercato coperto delle derrate alimentari, rimasto in piedi fino…(più di cinquant’anni fa. Oggi, dopo un periodo lungo che andava dagli anni Sessanta al 1999, lo spazio fu adibito a parcheggio di automobili. Il 23 maggio 2000 è stata inaugurata una nuova struttura costruita con il vecchio progetto del mercato coperto delle carni, adibita a mostre, conferenze, concerti intitolata “Salone Murat” «N.d.R.»). La vecchia costruzione ebbe inizio nell’anno 1817, nelle immediate vicinanze della porta cittadina. Il posto dove veniva sorgendo era però parzialmente occupato, all’interno della muraglia, da vecchie fabbriche e da un arco monumentale chiamato «degli sventurati» (perché spesso vi si ricoveravano dei poveracci), ovvero «carnedicavallo» (soprannome di un abitante della zona); c’era poi, proprio a fianco della porta, un locale adibito nel passato a corpo di guardia e si vedevano un poco dappertutto ampi spazi liberi. Il consiglio decurionato, nel deliberare la demolizione della porta e la concessione a privati di alcune di quelle aree, ordinò lo smantellamento delle fabbriche e dell’arco, sia per dare spazio al mercato sia per rendere possibile la migliore veduta tra il vecchio e il nuovo abitato, ma soprattutto perché detti manufatti offrivano asilo sicuro durante le ore notturne a persone malintenzionate, che se ne servivano per tendere agguati ai rari passanti. I lavori furono eseguiti con molta rapidità perché nel 1818, si provvedeva allo sgombero delle macerie residuate. Negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, l’intitolazione di piazza del Ferrarese venne sostituita con quella di Giovanni Amendola ma, con deliberazione consiliare 11 aprile 1956, n.247, si provvide al ripristino dell’antico nome, trasferendo altrove quello di Amendola».